Tema del concorso era la ricostruzione di un rifugio alpino a circa 2000 metri di altitudine distrutto da un incendio quasi dieci anni prima, con la raccomandazione di ricalcare indicativamente il sedime originale e citare l’architettura rurale locale. Il programma funzionale comprendeva un ristorante con cucina, bagni e dispensa al piano terra e alloggi per ventiquattro ospiti più lo staff al piano superiore, oltre a spazi di stoccaggio in interrato.
Il nostro progetto individua la soprastante Malga Spruggio, un tradizionale ricovero per animali, come riferimento proporzionale, tecnologico e materico, proponendone una sorta di replica stilizzata e deformata in altezza.
Il piano inferiore dell’edificio è una muta scatola muraria in pannelli prefabbricati in calcestruzzo rivestiti di porfido che si scompone nell’estremità nord per generare le generose finestrature della sala e gli elementi di arredo esterno.
Il piano superiore, interamente ligneo e rivestito di scandole di abete, è costruito attorno ad uno scheletro di capriate a passo costante in cui sono integrati i letti a castello delle camerate.
La struttura portante e l’allestimento del dormitorio si fondono così in un unico evocativo gesto che si proietta per tutta la lunghezza, accentuato dalla visuale prospettica del corridoio e della scala a rampa singola.
Le due falde, dalla pendenza accentuata, sono sfalsate fra loro all’apice per generare un lucernario a nastro che, insieme alle due finestrature di valle e di monte, anch’esse oblunghe, garantisce a ogni singolo posto letto un’apertura verso l’esterno dedicata.


