Il comune di Bologna ha bandito un concorso per il nuovo museo dei bambini nel quartiere Pilastro.
Il programma funzionale richiedeva tre aree tematiche (Spazio, Memoria, Città e cittadinanza), ciascuna contenente un ambito di illustrazione dei concetti ed uno di loro sperimentazione con attività collettive. Da questo spunto è nata la scelta di sviluppare il disegno sulla modularità dell’esagono: lo spazio al primo piano è la concatenazione di sei ambienti aperti (tre di mostra e tre di laboratorio) disposti ad anello intorno a un nocciolo centrale contente i servizi e i collegamenti verticali.
La suggestione è quella di una sequenza di esperienze senza un preciso punto di inizio e di fine e senza confini inderogabili, predisposta a contenere l’interpretazione odierna del concetto di museo dell’infanzia ma adattabile a qualsiasi sua futura riconfigurazione.
Il piano terra, anch’esso disposto ad anello rispetto al blocco servizi centrale, ospita la metà del programma funzionale più eterogenea e univocamente connotata e per questo è più nettamente partizionata.
A prescindere dalla presenza di un ingresso ufficiale sul lato nord, la quota zero dell’edificio è pensata per consentire l’accesso e la fruizione separata delle funzioni di accoglienza, introduzione e refezione da qualsiasi direzione. L’intero perimetro è potenzialmente apribile sull’esterno con la mediazione di un portico che richiama l’identità dello spazio urbano di Bologna, e il suo rapporto storicamente negoziabile fra i concetti di “fuori” e “dentro”.
Sulla copertura, una terrazza aperta ai visitatori circonda il padiglione ospitante gli uffici del personale.